DALLA FISCOCRAZIA ALL’UOMO AUMENTATO MA NON SOSTITUITO. A MILANO, IL MONDO DELL’EDILIZIA DIALOGA CON L’AI
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DALLA FISCOCRAZIA ALL’UOMO AUMENTATO MA NON SOSTITUITO
A MILANO, IL MONDO DELL’EDILIZIA DIALOGA CON L’AI
SANGALLI: «L’INNOVAZIONE TECNOLOGICA RESTA SEMPRE UNA QUESTIONE DI UMANITÀ»
Comprendere come l’intelligenza artificiale possa supportare le decisioni e la competitività delle imprese, ascoltare la voce della Next Generation e celebrare il ruolo di Sercomated quale hub strategico tra produttori e distributori in occasione dei 40 anni dalla sua fondazione. Questi, in sintesi, i tre temi chiave attorno ai quali si è dipanato l’XI Convegno Sercomated “Dove nasce il futuro. Prossime fermate. Intelligenze artificiali”, che si è svolto nella sede di Confcommercio a Milano lo scorso 15 settembre.
I lavori, condotti dalla giornalista Francesca Negri, si sono aperti alle 16, dopo l’accredito dei partecipanti, con i saluti istituzionali raccolti sotto il titolo “40 anni di futuro”, affidati a Giuseppe Freri, presidente di Federcomated, a Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio e a Luca Berardo, presidente di Sercomated.
A seguire Alberto Mattiello, Business Futurist, ha affrontato il tema “Chi deciderà il futuro? Processi, algoritmi e nuovi modelli d’impresa”, cui ha fatto seguito, l’intervento di Alessandro Lioce, Head of Software Development di Edilportale, dal titolo “Dal possibile al concreto. Come portare le nuove intelligenze dentro l’azienda”. La sessione “Nuove intelligenze. Persone e tecnologie: nuovi linguaggi in dialogo”, alle 17, è stata guidata da Manfredi Pedone, formatore, docente universitario, attore e founder di Plan Be, e ha visto salire sul palco tre coppie di relatori appartenenti alla medesima realtà aziendale: Derek Sala, Sales Director, e Alessio Dugoni, Sales Representative, di Marazzi Group; Davide Ruggeri, titolare, e Lucrezia Ruggeri, Responsabile Marketing, di Iter di Ruggeri Gruppo Made; Stefano Colombino, Amministratore Delegato di BigMat ICOS, e Edoardo Colombino, Responsabile Analisi e Sviluppo di BigRent ICOS Noleggio.
Il programma prevedeva infine, alle 18:30, l’intervento “Prossime fermate Sercomated” del Presidente Berardo e, alle 18:45, la premiazione dello Store Innovation Award 2026 con Francesca Malerba, direttore de Il Commercio Edile, Imprese Edili ed EdiliziaNews.it. Il riconoscimento, ideato da Il Commercio Edile e assegnato ormai da molti anni, è stato accolto per la prima volta all’interno del convegno proprio per celebrare il quarantennale. L’interno evento è stato accreditato per il riconoscimento di 3 crediti formativi professionali per Architetti P.P.C. e di 3 crediti formativi professionali per Ingegneri.
I lavori hanno restituito un quadro coerente, nel quale la dimensione tecnologica, quella organizzativa e quella generazionale si intrecciano in un unico cantiere del futuro. Focus, in primis, sulla centralità della persona: dal richiamo di Sangalli alla cura, alla prospettiva della persona aumentata e non sostituita delineata da Alessandro Lioce, fino all’invito di Manfredi Pedone a costruire ponti, l’intelligenza artificiale è stata letta come strumento da governare, non come alternativa all’intelligenza umana. Secondo aspetto rilevante, la qualità e la condivisione dei dati: tanto Alberto Mattiello quanto Alessandro Lioce hanno individuato nell’informazione strutturata e nella sua circolazione lungo la catena del valore la condizione per generare valore reale, prospettiva che interpella direttamente il ruolo di Sercomated quale tavolo di concertazione tra produzione e distribuzione. Si rende pertanto necessario verificare in quale misura la filiera sia pronta a condividere dati e standard comuni, e con quali garanzie. Il terzo aspetto emerso concerne l’integrazione tra generazioni, esigenza largamente condivisa, a fronte di un dato occupazionale che richiede attenzione.
Intervento di Giuseppe Freri, presidente di Federcomated
Il presidente Freri, che ha vissuto da vicino la storia di Sercomated come fondatore, come presidente e tuttora come socio, ha ricostruito il contesto nel quale l’iniziativa prese avvio per volontà di Federcomated: un settore della distribuzione di materiali edili fortemente frammentato, composto da numerose realtà imprenditoriali concentrate sulla competizione reciproca e ancora poco abituate a ragionare in termini di sistema. In quel quadro, industria e distribuzione esprimevano interessi e punti di vista differenti, e riunirle attorno a un medesimo tavolo significava superare distanze, modificare abitudini e costruire relazioni nuove.
Quel confronto si è rivelato, nel tempo, una delle grandi opportunità del settore, consentendo di comprendere che il valore della distribuzione non risiede nel mero trasferimento del prodotto da chi lo realizza a chi lo impiega. Il distributore, ha sottolineato il presidente, aggiunge servizio, competenze, disponibilità, presenza e conoscenza del territorio, formazione e, soprattutto, persone, grazie a una rete capillare che egli ha quantificato in circa diecimila punti vendita vicini alle imprese, agli artigiani, ai professionisti e ai cantieri. Ne consegue che far crescere culturalmente e imprenditorialmente la distribuzione ha significato, e continua a significare, far crescere una parte rilevante dell’intera filiera delle costruzioni. In tale contesto, Sercomated ha contribuito a trasformare semplici operatori in interlocutori consapevoli della filiera, capaci di competere sul mercato e al tempo stesso di collaborare per farlo evolvere.
Il presidente ha poi scelto la parola “testimone” per raccontare questi decenni, osservando come passato, presente e futuro non siano stagioni separate, e ha rivolto un ringraziamento alle cinque aziende fondatrici. L’anniversario, ha concluso, deve essere inteso non come un punto d’arrivo ma come un punto di partenza, verso un tavolo ancora più aperto e partecipato, capace di coinvolgere tutti gli attori della filiera, nella convinzione che il futuro non si attenda, ma si costruisca, possibilmente insieme.
Intervento di Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio
Il presidente Sangalli ha apprezzato l’impostazione dell’evento, capace di celebrare quarant’anni di vita associativa guardando al contempo all’innovazione, ai nuovi modelli d’impresa e all’intelligenza artificiale. Gli anniversari, ha osservato, non vanno vissuti con nostalgia ma con consapevolezza, poiché memoria e futuro rappresentano i due tiranti dell’identità associativa, da mantenere sempre allineati, e la passione è l’ingrediente capace di tenerli insieme.
Richiamando la prima enciclica di Papa Leone XIV, “Magnifica Humanitas”, dedicata all’intelligenza artificiale, Sangalli ha ricordato come l’innovazione tecnologica resti sempre una questione di umanità. L’avvento dell’intelligenza artificiale comporta infatti cambiamenti profondi nella vita delle persone e nel mercato del lavoro, rendendo necessarie formazione continua, nuove mansioni e nuove prospettive per garantire innovazione e qualità del lavoro, tema tornato al centro dell’impegno confederale.
In tale prospettiva, Sangalli ha ricordato che il sistema contrattuale del commercio interessa complessivamente circa cinque milioni di lavoratori e ha richiamato il decreto del primo maggio, che ha introdotto la definizione dei contratti comparativamente più rappresentativi e del salario giusto, rimettendo alle parti sociali più rappresentative il compito di darsi regole; un esito che egli ha definito non una vittoria di parte, ma una battaglia giusta per il Paese, a fronte della proliferazione di contratti sottocosto.
Sul piano congiunturale, Sangalli ha descritto fondamentali dell’economia italiana nel complesso confortanti, pur segnalando che le cosiddette spese obbligate assorbono ormai il 42% dei redditi delle famiglie, che l’occupazione ha superato i 24,3 milioni di lavoratori e che l’inflazione, poco sopra il 3%, è in larga parte dovuta all’aumento dei prezzi energetici, in un quadro geopolitico incerto. Quanto alle imprese del commercio, gli esercizi commerciali risultano diminuiti di oltre il 14% dal 2018, ma il sistema si è al tempo stesso rafforzato, con attività più grandi, produttive ed efficienti; le imprese innovatrici, spesso giovani, costituiscono inoltre una leva di mobilità sociale e di fiducia per le nuove generazioni.
A tali imprenditori, ha concluso, occorre garantire un Paese che renda la strada competitiva, superando quella che la Confederazione ha definito “fiscocrazia”, ossia l’intreccio tra burocrazia e pressione fiscale eccessiva. I corpi intermedi, in questa visione, stanno in mezzo perché costruiscono ponti, creano collegamenti e si prendono cura delle imprese, delle persone e del Paese: la cura, richiamata anche dall’enciclica, rappresenta la chiave di lettura più forte del momento storico attuale.
Intervento di Luca Berardo, presidente di Sercomated
Il presidente Berardo ha scelto di rivolgersi all’Associazione in forma di lettera di auguri, ricordando come, per la sua generazione, Sercomated abbia rappresentato fin dagli esordi professionali un riferimento anche bibliografico. Già all’epoca della fondazione, ha osservato, esisteva una consapevolezza che resta straordinariamente attuale: nessuna impresa può affrontare il cambiamento da sola. È questa la ragione per cui Sercomated conserva il proprio senso, quale luogo in cui produzione e distribuzione, imprese, competenze ed esperienze diverse si confrontano e trasformano le diversità in forza.
Berardo ha quindi invitato a superare la visione del rapporto tra produzione e distribuzione come mera sequenza di relazioni commerciali, per pensarlo come una catena del valore fondata sulla collaborazione e sullo scambio di conoscenza, oltre che di prodotti. Poiché il futuro arriva per lo più silenziosamente, attraverso una tecnologia, un nuovo comportamento dei clienti, una nuova generazione di imprenditori, una norma o un mutamento culturale, il compito di Sercomated è provare a vedere prima, capire prima, interrogarsi prima e, quando possibile, avere anche il coraggio di sbagliare prima. L’auspicio conclusivo è stato che il quarantennale segni non la festa dei primi quarant’anni, ma l’inizio dei prossimi quaranta, con l’intenzione di non limitarsi a seguire il futuro della filiera, ma di provare insieme ad anticiparlo.
Chi deciderà il futuro: intervento di Alberto Mattiello, Business Futurist
Tanto premesso sul piano identitario, i lavori sono entrati nel merito delle trasformazioni tecnologiche con l’intervento di Alberto Mattiello, alla sua seconda partecipazione al convegno. Il relatore ha evidenziato come le nuove tecnologie impieghino un tempo sempre più breve per raggiungere il livello delle prestazioni umane in un determinato compito, citando in particolare la capacità dei sistemi di intelligenza artificiale di utilizzare il computer come farebbe una persona, aprendo e utilizzando software di progettazione, CRM e gestionali. A titolo di esempio, è stato illustrato il caso di un edificio di cinque piani e venti appartamenti modellato integralmente a partire dalle sole piante in circa un’ora e venti minuti, a fronte di un lavoro che avrebbe richiesto giorni.
Mattiello ha poi richiamato gli sviluppi nell’interazione continua tra persona e macchina, che consentirà ai sistemi di ascoltare, osservare e intervenire in tempo reale, con ricadute rilevanti sulla formazione sul campo, sulla sicurezza e sulla gestione delle riunioni, nonché i progressi della robotica, per la quale ha previsto, già nel breve periodo, numerose sperimentazioni in magazzini, stabilimenti e cantieri. Particolare attenzione è stata riservata al tema della sicurezza, illustrato attraverso il caso di un ragazzo che, nel tentativo di comandare con un controller di gioco il robot aspirapolvere di casa, ha individuato una vulnerabilità che gli consentiva di accedere a migliaia di dispositivi analoghi nel mondo.
Quanto all’adozione nelle imprese, il relatore ha distinto cinque livelli: l’uso individuale a supporto della persona, l’uso a livello di team, la riprogettazione dei processi, la revisione del modello di business e, infine, la condivisione dei dati lungo l’intera catena del valore. Secondo la sua esperienza, la maggior parte delle aziende si colloca ancora al primo livello, spesso utilizzando gli strumenti in misura minima rispetto al loro potenziale. Decisivi, in tal senso, sono i connettori, che consentono all’intelligenza artificiale di accedere a tutte le fonti informative aziendali: finché il dato resta “in prigione” all’interno dei singoli sistemi, l’impresa di fatto non lo possiede, e molte riunioni e reportistiche perdono di senso. È stato inoltre segnalato come l’approccio al prompting sia profondamente mutato con l’avvento degli agenti, per i quali occorre definire l’obiettivo, i limiti operativi e i criteri di valutazione del risultato.
Di particolare interesse per la distribuzione è il tema del commercio agentico: sistemi in grado di navigare, confrontare prezzi e alternative e comporre autonomamente un acquisto entro un budget definito, con possibili effetti sui processi di approvvigionamento oggi mediati da professionisti e rivenditori. Il relatore ha riferito che a giugno di quest’anno, per la prima volta, le attività svolte dagli agenti sul web hanno superato quelle degli esseri umani, prefigurando un’infrastruttura parallela con linguaggi e strutture propri, alla quale tutti i contenuti digitali delle imprese dovranno risultare leggibili. È stata inoltre richiamata una sperimentazione condotta con un’impresa associata sulla capacità dei sistemi di leggere immagini di edifici per la rapida predisposizione di preventivi.
Ne discende, secondo Mattiello, uno stimolo diretto per l’Associazione: l’intelligenza artificiale può trasformare un insieme di imprese accomunate da obiettivi simili in un sistema capace di condividere dati a beneficio dell’intera filiera. A ciò si accompagna la necessità di ripensare l’organizzazione aziendale, con strutture più snelle, e di “tornare tutti a scuola”, poiché la tecnologia si arresta al livello di conoscenza di chi la guida. Visione, tempismo e capacità di agire sono stati indicati, in chiusura, come i tre requisiti per decidere il futuro, in piena sintonia con quanto espresso dal Presidente Berardo.
Dal possibile al concreto: intervento di Alessandro Lioce, Head of Software Development di Edilportale
Il passaggio dalla visione all’applicazione rappresenta la vera sfida per le imprese; su questo terreno si è collocato l’intervento di Alessandro Lioce, secondo il quale la domanda non è più che cosa possa fare l’intelligenza artificiale, bensì come generare valore concreto con essa all’interno delle aziende, ciascuna con la propria storia, i propri vincoli e le proprie difficoltà.
Il relatore ha descritto il confine delle capacità dell’intelligenza artificiale come mobile e irregolare: vi sono attività svolte molto bene e altre meno, e conoscere tale confine costituisce una competenza essenziale, così come saper distinguere ciò che può essere delegato da ciò che richiede ancora il presidio umano. L’approccio suggerito muove dall’analisi del lavoro come insieme di attività, dalla lettura di documenti alla redazione di testi, dall’analisi di dati alla negoziazione, privilegiando sperimentazioni su attività circoscritte ma non marginali, verificabili e misurabili. Gli ambiti da indagare sono quelli in cui si perde tempo, si svolgono attività ripetitive, si generano colli di bottiglia, si fatica a recuperare conoscenza o si producono errori.
Alessandro Lioce ha tuttavia ammonito circa il rischio di ottimizzare una singola fase spostando soltanto in avanti il collo di bottiglia: l’efficacia va pertanto misurata sul risultato finale, in termini economici, di tempo, di qualità e di capacità di risposta, poiché l’obiettivo è dimostrare non se l’intelligenza artificiale sia intelligente, ma se sia utile nei processi aziendali. Con il passaggio dai singoli compiti a lavori più complessi, la questione diventa quella della delega: quali informazioni rendere accessibili, a quali sistemi, con quali azioni consentite, quando richiedere conferma e come validare i risultati. L’autonomia, ha precisato, non deve essere massima ma appropriata, e la nuova capacità richiesta alle imprese è quella di progettare consapevolmente il livello di fiducia da accordare alla tecnologia.
Un passaggio di particolare rilievo per la filiera ha riguardato le informazioni tecniche di prodotto. Se finora la digitalizzazione dei cataloghi è avvenuta per scopi precisi e noti, come la classificazione, la ricerca o il trasferimento di dati tra sistemi, oggi le stesse informazioni potranno essere interrogate in linguaggio naturale da chi descrive un bisogno, un contesto d’uso, prestazioni e vincoli, anche senza conoscere il prodotto esatto. Ne consegue che la qualità della conoscenza messa a disposizione diventa determinante: caratteristiche tecniche strutturate, con significato condiviso, valori coerenti e unità di misura definite, costituiscono un patrimonio destinato a conservare valore anche per applicazioni non ancora immaginate.
In chiusura, il relatore ha sottolineato che l’esperienza umana non viene meno, ma si trasforma: dal come si fanno le cose al saper porre le domande giuste, conoscere il contesto, giudicare i risultati e assumersi la responsabilità delle scelte. Le nuove generazioni, che vivranno questi strumenti come normalità, partiranno con il vantaggio di una maggiore apertura, pur senza che ciò garantisca di per sé un uso saggio della tecnologia. La prospettiva indicata è quella di una “persona aumentata” e non sostituita, guidata dalla centralità dell’essere umano e dalla responsabilità etica.
Nuove intelligenze: sessione guidata da Manfredi Pedone, formatore, docente universitario, attore e founder di Plan Be
Alla luce di quanto emerso sul versante tecnologico, la sessione successiva ha affiancato all’intelligenza artificiale una seconda “nuova intelligenza”, quella delle giovani generazioni, adottando una formula partecipativa che ha coinvolto direttamente la platea. Attraverso un sondaggio anonimo in tempo reale, Pedone ha raccolto le percezioni dei presenti su una serie di quesiti. Associata all’intelligenza artificiale, la parola più ricorrente è stata “futuro”, accompagnata da termini quali velocità, opportunità, rivoluzione e supporto, ma anche paura; riferite alle nuove generazioni in ingresso in azienda, sono emerse parole come futuro, innovazione, energia e incertezza. Alla domanda se, avendo oggi venticinque anni, sceglierebbero di lavorare nel settore edile, i partecipanti si sono divisi pressoché a metà, con una lieve prevalenza delle risposte favorevoli. Tra i cambiamenti attesi nel settore sono stati indicati soprattutto la digitalizzazione dei processi, l’evoluzione della progettazione, la sostenibilità e il risparmio energetico, mentre nel completare la frase “il futuro nasce quando…” è ricorso con frequenza il concetto di visione, insieme alla disponibilità a mettersi in gioco e a superare la paura. La maggioranza dei presenti ha dichiarato di considerare l’intelligenza artificiale un’opportunità più che una minaccia e ha indicato nei nuovi punti di vista ciò che le imprese rischiano di perdere non ascoltando i giovani; significativamente, di fronte all’ipotesi dell’ingresso di un venticinquenne nel consiglio di amministrazione, nessuno si è dichiarato contrario. Chiamata a scegliere un unico investimento, la platea ha privilegiato un software avanzato di intelligenza artificiale, seguito da un giovane di talento e da un manager di lunga esperienza. Tra gli insegnamenti da trasmettere alla prossima generazione di lavoratori sono stati infine indicati l’ascolto, la pazienza, l’umiltà, il valore della fatica, il rispetto del lavoro e dell’azienda, lo spirito critico, la curiosità e l’intelligenza emotiva.
Manfredi Pedone ha quindi ripercorso l’evoluzione del concetto di intelligenza, dalla prima scala di misurazione ideata da Alfred Binet all’inizio del Novecento, successivamente estesa agli adulti come quoziente intellettivo, fino alla teoria delle intelligenze multiple di Howard Gardner, che ne individua diverse forme, tra cui quella logico matematica, linguistica, visuo-spaziale, musicale, interpersonale, intrapersonale, corporeo cinestesica e naturalistica. Richiamando esperimenti nei quali studenti assegnati casualmente a classi ad alto o basso potenziale hanno sviluppato risultati coerenti con l’etichetta ricevuta, il relatore ha evidenziato come il contesto e le condizioni di crescita incidano più della dotazione di partenza, con un’implicazione diretta per l’inserimento dei giovani in azienda. La domanda corretta, ha concluso, non è quanto si sia intelligenti, ma in che modo.
L’intelligenza artificiale è stata descritta come una forma di intelligenza esterna, che si impone nelle agende e nella vita quotidiana e che, se inquadrata in contrapposizione all’intelligenza umana, genera paura. Si tratta, ha osservato il relatore, di una reazione ricorrente di fronte all’innovazione, come dimostrano i timori ottocenteschi legati alla velocità dei treni, le resistenze culturali che in Cina rallentarono lo sviluppo ferroviario in un Paese che oggi dispone della più estesa rete ad alta velocità al mondo, i pregiudizi sull’uso della bicicletta da parte delle donne, la diffidenza verso i primi ascensori automatici negli anni Trenta e verso il primo bancomat, installato a Londra nel 1967. Richiamando gli studi di Kahneman e Tversky, Pedone ha ricordato come di fronte al cambiamento si tenda a considerare anzitutto ciò che si rischia di perdere.
Analogamente, i giudizi severi sulle nuove generazioni attraversano la storia, come testimoniano affermazioni attribuite a Socrate, a Esiodo, a un sacerdote dell’antico Egitto e un’iscrizione babilonese. Poiché non è possibile conoscere oggi le tecnologie e le professioni di domani, il relatore ha proposto di sviluppare un'”intelligenza evolutiva plurale” e intergenerazionale, fondata su due impegni tanto semplici quanto contrari alla natura umana: restare aperti al nuovo, sfuggendo, come ammoniva Keynes, alle vecchie idee, e creare collegamenti tra intelligenza artificiale, nuove generazioni e generazioni più mature, il cui patrimonio di esperienza resta prezioso. In un mondo che innalza muri per separare, l’invito conclusivo è stato quello di costruire ponti.
La sessione si è conclusa con un confronto tra tre coppie di relatori (Derek Sala e Alessio Dugoni, di Marazzi Group; Davide Ruggeri e Lucrezia Ruggeri di Iter di Ruggeri Gruppo Made; Stefano Colombino ed Edoardo Colombino, di BigMat ICOS), chiamate dapprima a prendere posizione fisicamente su alcune affermazioni. Tra queste, quella secondo cui nel settore edile i giovani sono ascoltati troppo poco ha raccolto un consenso pressoché unanime, mentre l’affermazione secondo cui la competenza tecnica non sarà più il principale fattore distintivo di un buon commerciale ha suscitato un confronto articolato: da un lato è stato ribadito il valore della preparazione tecnica quale servizio insostituibile al cliente, dall’altro è stata sottolineata la forza della capacità relazionale ed empatica, con una sostanziale convergenza sulla necessità di disporre di entrambe.
Tutti gli interventi del Convegno Sercomated 2026: https://www.youtube.com/watch?v=-_x8_UMZ4ks
